Ed io che pensavo non servisse.

Pensavo non fosse necessario ricorrere allo spazio della riflessione su blog, per spiegare a chi vorrà leggermi, per quale motivo io e i miei colleghi della Giunta Decaro, Sindaco incluso, abbiam deciso di contribuire con la modesta e simbolica cifra di 50 euro ciascuno, alla realizzazione del Pride 2017 a Bari.

Invece le reazioni a un mio post sulla pagina ufficiale di Facebook, mi han fatto cambiare idea. Già, perché alcune sono state univoche: per dei miei concittadini avremmo fatto meglio a donare quei soldi alle “persone normali” oppure ai “poveri”.

Due argomenti formidabili, che se non fossero semplicemente omofobi, sarebbero davvero divertenti. Intanto perché Bari spende milioni di euro per il sostegno al reddito e l’erogazione di servizi per i suoi concittadini più poveri. E una piccola goccia in quell’oceano di risorse non sarebbe stata simbolica, ma oltremodo ridicola. E’ piuttosto il tema sempiterno della “normalità” che mi ha colpito assai.

Ora, io faccio l’Assessore alle culture nella mia città. Dunque i temi dei diritti di cittadinanza mi riguardano da vicino perché la loro diffusione pertiene al lento lavoro culturale e per questo ne desidero parlare. Perché noi diamo sempre troppo per scontate le conquiste di secoli di battaglie. E spesso siamo fermi all’illuminismo francese: libertà, uguaglianza, fraternità. Riteniamo acquisiti certi princìpi e poi ci risvegliamo, magari subito dopo un’elezione, slittati verso baratri d’ignoranza, immersi nel più bieco razzismo.

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Due o tre cose che so di Bari e della giustizia sociale possibile.

Le città sono nate per garantire un più facile accesso alle fonti di approvvigionamento, ai servizi e per consentire la socializzazione che, nella loro dislocazione orizzontale, le campagne non potevano garantire.

Tutta quella umana è stata una storia di civilizzazione e inurbamento. D’altronde oggi il 55% della popolazione mondiale, vive nelle città e si stima che la percentuale salirà al 66% nel 2050. Non a caso tutte le politiche di programmazione si stanno ponendo il problema semmai contrario, quello cioè dello spopolamento delle aree interne e della contrazione del lavoro nelle campagne, che porterà tanti piccoli centri rurali a scomparire se, nel frattempo, politiche specifiche non ne consentiranno un nuovo sviluppo.

Perché parto da qui?

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Una vera guerra a bassa intensità.

Ad opera di Vincent Bollorè, si sta giocando su Mediaset una guerra a bassa intensità, che potrebbe preludere – dopo l’approvazione in Parlamento della nuova legge cinema – ad una profonda trasformazione del sistema mediale italiano.

Se da un lato il Paese sembra tornare indietro di vent’anni, con la richiesta pressante di molti gruppi parlamentari di una legge elettorale proporzionale, che avrebbe come evidente sbocco – nell’Italia ormai tripolare – una conventio ad escludendum del Movimento 5Stelle e dunque governi coalizionali; dall’altro sembra brillare la stella delle scalate ai gruppi multimediali italiani.

Lo scopo è evidente: dotarsi di infrastrutture e reti per diffondere contenuti globali in un mercato ampio, quale il nostro.

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La coda lunga della cultura contemporanea a Bari.

“Com’è stata la mostra?”
“Mmm, molto carina!”

Per stare in pace in società, siamo abituati da sempre a commentare i nostri consumi culturali con aggettivazioni che sfumano dal “meraviglioso” al “carino”. Spesso per quieto vivere non commentiamo nemmeno. Altre volte, invece, ai vernissage, commentiamo dinanzi agli autori o i curatori presenti, di aver trovato la loro mostra: “stupenda”.

Le arti contemporanee, però, assai raramente hanno a che fare con il concetto di bellezza.

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La riforma costituzionale. Sì o no?

Il tema è caldissimo. Tra un mese si voterà per confermare e convertire in Legge la nuova Costituzione della Repubblica, oppure bocciare la riforma e, inevitabilmente con essa, anche il Governo del Premier Renzi.

Grazie al lavoro del Prof. Nicola Accettura, allego qui di seguito la riforma costituzione come emendata dall’attuale Parlamento e sottoposta al voto referendario. In rosso trovate le nuove parti.

Come si comprenderà, la riforma riguarda esclusivamente la parte seconda della Carta fondamentale, riguardante l’Ordinamento. Non vengono minimamente toccati i principi fondamentali e i diritti e doveri dei cittadini.

Tre virtù servono per farsi un’idea personale:

1. Onestà intellettuale;
2. Pazienza;
3. Volontà di capire, senza condizionamenti esterni.

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Intervista a Repubblica.

Martedì scorso, 26 luglio 2016, Francesca Russi di Repubblica Bari mi ha intervistato a proposito di qualche polemica sollevata a proposito dell’estate barese.
Ecco l’intervista integrale.

Molti turisti che girano nel centro ma pochi eventi in città. La sera a Bari non c’è molto da fare se non passeggiare tra i locali della movida. Assessore, che ne è dell’estate barese?

Sfatiamo alcuni miti: a Bari i turisti stanno crescendo, negli ultimi anni, in modo esponenziale. Nel 2015, gli ultimi dati di cui disponiamo, abbiamo registrato 335mila arrivi per 622mila presenze. Merito di una città che è la prima méta turistica pugliese, con il suo enorme patrimonio storico, architettonico, la dimensione metropolitana, la grandezza della sua storia nicolaiana. Dobbiamo crescere sotto il profilo dell’offerta, per aumentare le notti dormite. Per questo, in soli due anni dal nostro insediamento, abbiamo aperto cantieri a ritmo crescente per dare a Bari un Polo contemporaneo delle arti, un Museo archeologico, una grande Mediateca, il nuovo Piccinni, uno spazio per la ricerca e le culture giovanili presso la Manifattura. Una città – cantiere che, tra due anni, avrà tutte le carte in regola per competere ancora meglio. L’Assessore alle culture dà gli indirizzi e le politiche, non fa il direttore artistico della città. Non uno degli operatori culturali che parlano oggi, ha presentato un progetto per l’estate barese. Perché? Forse perché avevano già deciso di andare chi a Polignano, chi a Giovinazzo. Noi non siamo stupiti. Bari non si accende solo l’estate per poi tornare in letargo in autunno. Bari è cuore di un territorio esteso – la Terra di Bari – che offre un ventaglio di possibilità ai turisti e la gradevolezza della vita sul mare a chi vi risiede. Per questo abbiamo progettato la Bari Guest Card, su scala metropolitana, per integrare l’offerta di tutta la provincia, non solo difendendo l’orticello barese.

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Tempus regit actum.

Tempo addietro mi occupai di una questione politica e ambientale caldissima, in relazione al depuratore di Manduria e Sava, due paesi del tarantino che ne sono sprovvisti e dove la politica locale, in saldatura con alcuni esponenti regionali, trovò terreno fertile per coltivare la famigerata pianta del populismo.

La stampa locale mi attaccò con il pungente argomento secondo il quale dovevo farmi bellamente i fattacci miei. Questo era il mio post. Cercandole on line, potete trovare le intemerate a contrasto.

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Venti mesi

Venti mesi volano, nella Pubblica Amministrazione. Ti sembra di non aver fatto ancora nulla, ti giri, scopri di aver cambiato una città o, almeno, di avercela messa tutta per riuscirvi, innescando un processo di cambiamento vorticoso.

I primi venti mesi dell’Amministrazione Decaro in materia di cultura e turismo sono stati investiti verso tre direttrici: i contenitori e la visione, l’innovazione, il miglioramento amministrativo.

La nostra visione è contenuta nel programma del Sindaco e va definita come un’idea policentrica della città.

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Isis, Europa e Bari.

I tragici accadimenti di Bruxelles rappresentano l’occasione per fermarci a riflettere. Ovviamente è facile anche non riflettere e farsi prendere dalla paura e dalla pura indignazione, invocando misure illogiche o, peggio, contrarie a qualunque idea di civiltà.

Vorrei dare il mio piccolo contributo ringraziando per l’ospitalità un quotidiano che ha scelto di dedicarsi all’approfondimento piuttosto che all’inseguimento dell’ultima notizia.

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Il DDL cinema. Una buona legge, ma attenti al rumore di fondo…

Per i suoi automatismi, per il superamento della divisione tra cinema e tv con l’avvento dell’audiovisivo quale campo d’interesse legislativo, per la comprensione delle quattro filiere che lo compongono (produzione, distribuzione, esercizio, promozione e vendita internazionale), il DDL dimostra, ancora una volta, che Franceschini è un Ministro capace, politicamente solido, forte di un Direttore generale come Nicola Borrelli che – d’intesa con Salvo Nastasi che opera presso la Presidenza del Consiglio – ha saputo intelligentemente far tesoro del lavoro di ascolto avviato oltre due anni fa con gli Stati generali dell’audiovisivo.

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